Inquinamento domestico, italiani preoccupati e poco informati

12-10-2017

Non bastava l’inquinamento dell’ambiente esterno: a minacciare la nostra salute sono anche i pericoli che si insinuano tra le mura domestiche.

L’Istituto Superiore di Sanità, ad esempio, stima che il 17% delle abitazioni italiane sia a rischio radon, una sostanza estremamente nociva per l’apparato respiratorio, seconda solo al fumo di sigarette.

Per non parlare poi di monossido di carbonio, polveri sottili, formaldeide o anche acari, tutte sostanze spesso presenti nelle nostre abitazioni, ma che purtroppo non lasciano tracce tangibili. Al punto che, come emerge dall’ultima ricerca1 effettuata dall’Osservatorio di Sara Assicurazioni, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, il 52% degli italiani ammette di averne una conoscenza limitata e addirittura più di uno su tre (35%) ne ignora del tutto l’esistenza.

Tra le minacce domestiche più temute dagli italiani, si collocano ai primi posti la presenza di sostanze nocive nell’aria (57%), l’inquinamento e le alterazioni dell’acqua (56%) e le fughe di gas (55%). Preoccupano anche i campi elettromagnetici, generati ad esempio dai dispositivi wi-fi o telefoni cellulari (41%), mentre solo il 24% dei connazionali si dice spaventato dagli allergeni, come i comuni acari della polvere, ospiti indesiderati che spesso si annidano tra lenzuola e coperte.

Ma come affrontare i problemi legati all’inquinamento domestico? Secondo gli intervistati, un approccio “fai da te” può essere efficace, areando spesso gli ambienti di casa (60%) e curandone l’igiene e la pulizia (58%). Per contrastare poi le radiazioni derivanti dalle nuove tecnologie, il 47% pensa sia opportuno spegnere tutti i dispositivi elettronici durante le ore notturne o quando non sono utilizzati.

Meno numerosi, invece, gli italiani che, oltre alle buone abitudini quotidiane, penserebbero di intervenire installando e cambiando regolarmente i filtri per l’aria (25%), o acquistando un depuratore dell’acqua (24%).

Ed è proprio l’acqua potabile di casa che divide gli italiani. Se il 57% dei connazionali dichiara di bere abitualmente quella del rubinetto, il 43% preferisce quella in bottiglia, e uno dei motivi scatenanti è proprio la poca fiducia nella sua qualità e salubrità.

Prevenire, però, è possibile, e conoscere è il miglior modo per contrastare queste minacce, secondo quanto sostiene quasi l’80% degli italiani. Come? Il 40% vorrebbe ricevere informazioni utili dalle Istituzioni, il 30% si affiderebbe invece a dispositivi tecnologici in grado di fare un check-up della propria casa e il 9% richiederebbe l’intervento di personale a domicilio per rilevazioni e mappature.

1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora nel 2017 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.

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