Riforma 2011

Riforma 2011

Le novità della riforma 2011

La pensione pubblica dopo la riforma Monti-Fornero

La riforma previdenziale del 2011 ha modificato strutturalmente le regole per la pensione dei lavoratori, con l’obiettivo di allineare progressivamente l’età di uscita dal mondo del lavoro. Le principali novità riguardano:

Pensione di vecchiaia

Dal 1° gennaio 2012 l’età di pensionamento, per tutti i lavoratori, è di 66 anni, a eccezione delle donne dipendenti e autonome del settore privato per le quali è previsto un graduale raggiungimento del limite dei 66 anni entro il 2018.


Pensione anticipata

Gli uomini che superano i 42 anni e 1 mese e le donne che superano i 41 anni e 1 mese potranno anticipare la data prevista per la pensione di vecchiaia. Sono previste delle penalizzazioni per chi anticipa la data della pensione prima dei 62 anni.


Contributivo per tutti

Per i periodi di lavoro successivi al 1° gennaio 2012 sarà applicato il sistema di calcolo contributivo anche per coloro che avevano più di 18 anni di anzianità contributiva nel 1995. Per gli anni antecedenti al 2012 saranno ancora soggetti al sistema retributivo (pro rata)


Speranza di vita

Le precedenti riforme avevano stabilito che l’età minima per la pensione fosse adeguata ogni tre anni alla speranza di vita calcolata dall’Istat. La nuova riforma ha previsto che dal 2019 l’adeguamento sarà biennale e comunque, dal 2021, l’età minima non potrà essere inferiore a 67 anni. Anche i coefficienti per il calcolo delle pensioni subiranno lo stesso adeguamento


Autonomi e Cassa Previdenza

I contributi dei lavoratori autonomi cresceranno fino al 24% nel 2018. Le casse di previdenza di alcune categorie professionali dovranno assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spese per prestazioni pensionistiche per un arco temporale di 50 anni e, per chi è inadempiente, è prevista l’applicazione automatica del sistema contributivo pro rata.